La donna che fece perdere la testa a Stendhal

Sposò un generale di Napoleone, mise al mondo un paio di figli, fece letteralmente perdere la testa a Stendhal, divenne grande amica di Ugo Foscolo e Silvio Pellico, animò la vita intellettuale dell’epoca, combatté per l’indipendenza dall’Austria, partecipò alle cospirazioni sovversive che condussero molti patrioti lombardi in prigione o in esilio, tenne testa con arguzia alle accuse degli inquisitori che volevano incastrarla e infine creò intorno agli esuli una formidabile rete di solidarietà.

Questo e altro fu Metilde Viscontini Dembowski, donna dei nostri tempi nonostante abbia vissuto a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento, epoca in cui i ragazzi venivano indirizzati alla vita pubblica, la carriera militare o legale e le donne spinte a badare alla casa e alla vita coniugale.

Dotata di fascino e intelligenza più che di eclatante bellezza, Metilde incantava chiunque grazie al suo modo sobrio e garbato di porsi: tutto in lei, gesti, sguardi, sorrisi e parole erano espressione di forte personalità e insieme di dolce fermezza.

Eppure, di questa eroina romantica del primo Risorgimento che segnò la strada alle generazioni a venire, si trovano poche tracce nei testi di storia. Grazie a Marta Boneschi, scrittrice e saggista, per la prima volta la figura di questa donna «riservata, seria e spirituale» viene ricostruita per intero riacquistando così il proprio valore non solo come donna celebre del suo tempo, ma soprattutto come una delle protagoniste «segrete» dei moti risorgimentali. (La donna segreta. Storia di Metilde Viscontini Dembowski, ed. Marsilio).

Elena Maria Metilde Viscontini nacque il 1º febbraio 1790, secondogenita di una famiglia dell’alta borghesia milanese. Grazie alle ampie vedute dei genitori, frequentò il Convento di Santa Sofia, prediletto dai francesi residenti in città. L’istituto – tradizionale con qualche «audacia moderna», le consentì di imparare presto a leggere, scrivere e parlare in italiano, in francese e ad esprimersi in inglese e in tedesco. La religione era il pilastro nella formazione di ogni giovane lombardo fin dai tempi di Carlo Borromeo, e lo fu anche – insieme alla filosofia dei lumi – per la giovane Viscontini. Fu tuttavia la ragione a radicarsi in lei più forte della fede…

Fin da bambina Metilde assistette a un succedersi di padroni, a una parata di differenti divise militari e a una catena di violenze e di lutti: aveva sei anni quando le truppe francesi al comando di Napoleone Bonaparte spinsero gli austriaci oltre l’Adda a Lodi. Allora era troppo piccola per capire quanto stava avvenendo, ma fu sotto il regime napoleonico che crebbe e divenne adulta. In casa respirò un clima cosmopolita, raffinato e ricco di stimoli. I Viscontini erano partecipi alle sorti del paese e una rete di zii e cugini erano attivi nell’economia, presenti negli incarichi pubblici e invitati a corte.

Quando il generale polacco Jan Dembowski decise di chiedere la sua mano, i genitori accettarono senza indugio. Napoleone incoraggiava la mescolanza delle sue popolazioni e il generale in apparenza era perfetto: era intelligente, brillante, apprezzato dai superiori, legatissimo ai fratelli massoni, più che fedele al regime e davanti a lui si schiudeva una carriera ricca di promesse. Il matrimonio si rivelò fin da subito un fallimento: lui, trentaquattrenne, autoritario e pericolosamente impulsivo, sempre sotto le armi tra il sangue e la disciplina; lei, appena diciassettenne, delicata e intellettuale ma di carattere fermo e orgoglioso. Quando Dembowski venne richiamato a combattere in Spagna, la giovane sposa, rimasta sola, ebbe un «intrigo amoroso» che macchiò la sua reputazione. La voce del tradimento giunse anche al marito che, furioso, reagì malamente. Neppure la nascita di due figli maschi servirono a cementare il matrimonio di questa coppia così male assortita. Da quel momento Metilde iniziò ad aspirare all’indipendenza da quell’uomo violento e tanto più vecchio di lei, cosa non facile per quei tempi bacchettoni. Tra litigi, gelosie e prepotenze lui pretendeva di controllarla accampando «il diritto maritale» di correggerla e Metilde comprese che doveva cavarsela da sola. Iniziò a ingaggiare una battaglia per svincolarsi dal coniuge, forzando il suo temperamento quieto e riflessivo. Lasciata la casa del generale, cercò subito di ottenere una convenzione di separazione che la mettesse la riparo da colui che ormai era diventato un imprevedibile avversario. Il primogenito era stato messo in pensione a Milano, ma le fu consentito di tenere con sé il piccolo Ercole con il quale si stabilì a Berna. In Svizzera incontrò un vecchio amico, Ugo Foscolo, il poeta anticonformista e ferocemente critico verso il regime, noto anche per l’appetito erotico e le avventure sentimentali: lui aveva 32 e la corteggiò; lei ne aveva 19, era smarrita, bisognosa di amicizia e comprensione. Foscolo mise da parte a malincuore l’anima da seduttore e tra i due nacque un’amicizia sincera fatta di complicità, confidenza e solido affetto. Fu un periodo di riflessioni e di precaria serenità, interrotta da una lettera del terribile marito che continuava a tramare per ricondurla all’ovile sotto il suo controllo. Il generale dispose che il figlio maggiore partisse per Volterra presso il collegio dei padri Scolopi. Metilde non ebbe scelta e dovette sottostare all’ignobile ricatto: se voleva salutare il bambino in vista di una separazione molto lunga doveva partire subito e a tutti costi. Nel giugno 1816 attraversò insieme al figlio Ercolino di soli quattro anni e alle guide svizzere il passo del San Gottardo sotto una tempesta di neve. L’obbiettivo era uno: riconquistare l’indipendenza e ottenere la separazione da quel marito che cercava di sottrarle i figli come pretesto di vendetta. Metilde mise in atto una strategia fatta di pazienza, attesa e autocontrollo e imparò perfino l’arte della manipolazione e della diplomazia. Uno sforzo che le sarebbe tornato utile in futuro a indirizzare gli eventi della storia politici e sociali.

E poi ci fu l’incontro con Stendhal

IL RESTO DELL’INTERVISTA SU “ELLE” (NUMERO DI OTTOBRE IN EDICOLA)

Fotocredit immagine Arco della pace: omnia_mutantur

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