Violenza, odio, partigianeria, osilità e rancore: quando la tensione si fa alta, come in questi giorni in Medioriente, potrebbe essere il cibo a rasserenare gli animi, un bene per tutti e a cui tutti hanno (o dovrebbero avere) diritto. Prima fonte di nutrimento, il cibo – a meno che non diventi oggetto di strumentalizzazioni – non ha né colore né ideologia ed è la strada più diretta per
arrivare al cuore, al palato e a una maggiore integrazione tra i popoli. Cosa c’è di meglio che sedersi intorno a un tavolo e assoporare
delle buone pietanze? Ne sono consapevoli molti chef e cuochi impegnati a diffondere il melting pot gastronomico a tutte le latitudini. Certo, ci sono stati casi in cui il cibo è stato oggetto di tensioni, come quando la giunta comunale di Lucca ha vietato nel centro storico «l’attivazione di esercizi di somministrazione, la cui attività sia riconducibile ad etni diverse». In quel caso le e reazioni non si sono fatte attendere (vedi link http://www.corriere.it/cronache/09_gennaio_27/couscous_clan_manifesto_cibo_integrazione_2159dd34-ec4d-11dd-be73-00144f02aabc.shtml) dando vita a un vero e proprio MANIFESTO con tanto di regole, come la numero 3 che recita perentoria: «tutti i piatti migliori delle grandi cucine del mondo sono frutto dell’incontro e dello scambio di concetti, tecniche e prodotti con altre culture: dal riso allo zafferano in foglia d’oro di Gualtiero Marchesi (origine moghul), al Doner kebab degli immigrati turchi di Kreutzberg (Berlino)…».
E poi basta dare uno sguardo fb, dove le pagine sulle ricette provenienti da tutto il mondo riscuotono sempre molto successo. Esiste per esempio una pagina che si chiama Couscous Clan («Nutrirsi del cibo altrui significa introiettare un po’ del mondo degli altri, tentare di capirlo, di comprenderlo per riuscire magari un giorno ad apprezzarlo. A volte a diventarne ghiotti! A volte capita…», come sostiene Chef Kumalé – nella vita Vittorio Castellani che – da giornalista, gastronomo ed esperto di culture culinarie internazionali – spiega che il cibo è fatto per unire i popoli, non per dividerli.
Ecco allora che – cliccando alla rinfusa – si scoprono pagine come Kebab (piace
a 2.683 persone); S
ushi (piace a 89.987 persone; Tandoori chicken (piace
a 89.987 persone); Apfelstrudel (piace a 112 persone); Only in Ameri
ca, the pizza arrives faster than the police (piace a 402.210 persone); Pasta! (piace a 22.576 persone, noi italiani andiamo sempre forte!!!) e così via. Come dire, si potrebbe cliccare all’infinito…
E intanto, per rimanere in tema, arriva domani il primo Kosher Day europeo…
Martedì 8 giugno a Milano, il Milan Jewish Center e la Milano Food Week presentano il primo Kosher Day europeo. Il Milan Jewish Center è un nuovo centro multidimensione che sta sorgendo nel capoluogo meneghino con lo scopo di abbattere i pregiudizi facendo conoscere da vicino la cultura, le tradizioni, il pensiero, il modo di vivere presente e futuro del popolo ebraico che ha radici millenarie sul suolo italiano e che ha contribuito a costruire l’Italia di ieri e di oggi.
Recita il comunicato stampa: «Fino ad oggi la conoscenza del popolo ebraico in Italia è passata soprattutto attraverso la storia delle persecuzioni subite, della Shoah. Insomma, del passato. Ma il popolo ebraico vive, non è un ricordo storico. È un’esistenza al presente. Il cibo nella cultura ebraica riveste un ruolo fondamentale. La separazione tra i cibi di latte e quelli di carne, la proibizione di mangiare la carne proveniente da determinate tipologie di animali e di pesci, la macellazione rituale, il divieto di mangiare gli animali da vivi. “Assaggiare” una cultura è, a nostro avviso, il modo migliore per conoscerla da vicino. Il Kosher Day è il primo di una serie di eventi che verranno organizzati per promuovere la cultura ebraica facendola diventare parte integrante del tessuto lombardo e milanese, in ottica del dialogo interculturale e integrazione multietnica».
Martedì 8 giugno 2010 presso il Milan Jewish Center dalle 18.30 alle 23.00 questo sarà possibile.
Grazie, in primis, all’ospitalità virtuale del Milano Food Week che ha pensato a far passare la via dell’integrazione attraverso il palato e al contributo dei gestori milanesi che si occupano in prima persona della preparazione e vendita dei cibi kosher a Milano.
Il programma della serata consisterà in una serie di workshops di cucina dal titolo ««L’ebraismo in cucina»: istruzioni per l’uso in cui i partecipanti impareranno a preparare alcuni tra i principali piatti caratteristici della cucina ebraica orientale seguendo le regole alimentari ebraiche.
Info: martedì 8 giugno 2010 – 18.30 – 23.00. Milan Jewish Center – Beit Chabad, via Soderini, 3 – Milano. Esiste anche la pagina su fb: “Kosher Day: just eat it!”
Dalle ore 18.30 in avanti si alterneranno ai nostri fornelli i cuochi di:
Carmel by Lolita, (Pizzeria v.le San Gimignano 10) che ci insegnerà i segreti delle sambusek e delle kibbe vegetariane. Utile per i vegetariani!
Denzel (Ristorante con specialità di carne e altre sfiziosità, via Washington 9) che ci introdurrà nei meandri di salse e insalate tipiche orientali.
Keter (Panetteria e macelleria, via Soderini 55) illustrerà la via per il perfetto pane fatto in casa (challà) e il miglior riso persiano di Milano.
Tuv Taam (Pasticceria e rosticceria, via Soderini) ci guiderà attraverso i piatti tipici della cucina tripolina con cuscus, polpette e fagioli.
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{ 1 commento… leggilo qui sotto oppure aggiungine uno }
Complimenti, bellissima introduzione all’evento. Spero di riuscire a passare, almeno verso metà serata.
“Niente come il mangiare aiuta l’incontro e la conoscenza reciproca.
Niente più di una tavola imbandita spiega la storia, il gusto e il fascino
di un popolo. Oggi le nostre città sono uno spettacolo di tavole e
di piatti differenti”.
E’ risaputo che almeno in cucina… i muri si sciolgono!