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Saviano, il Lingotto, le critiche, l’Afghanistan e la buona educazione

di Marina Gersony il 17 maggio 2010

DSC_0423.JPGChe Roberto Saviano non piaccia a tutti è cosa nota (per esempio al Presidente del Consiglio e a Emilio Fede). Per contro piace a un numero spropositato di persone in tutto mondo: piace per il suo primo libro di denuncia, per il suo coraggio ma io aggiungerei anche per il suo modo di fare. Saviano è educato, gentile, non strepita, non insulta e risponde in modo pacato a chi lo critica, cosa non da poco in un Paese dove tutti urlano e lanciano fendenti a destra e sinistra. (Gli hanno detto di tutto, di diffamare l’Italia, di voler «emergere, di «guadagnarci su» e chissà cos’altro). «Raccontare il proprio Paese non significa diffamarlo, ma amarlo. È un modo di resistere», ha affermato ieri davanti al pubblico del Lingotto che lo ha accolto tra applausi e ovazioni : «Guadagnare mi serve eccome: per poter scrivere, pagare gli avvocati, essere qui. Non permettete che passi una menzogna di questo tipo, e non pensate che in questo Paese sia così facile essere libero di scrivere». http://tv.repubblica.it/dossier/salone-libro-2010/saviano-raccontare-non-significa-diffamare/47213?video

Roberto Saviano, ottimo scrittore e giornalista, a questo punto della sua vita sembra soltanto voler fare il suo mestiere in santa pace (Se è vero, lasciamoglielo fare). L’impressione è che al Salone del Libro sia venuto più che per attaccare e difendersi a presentare il suo racconto nell’antologia einaudiana Sei fuori posto, che – oltre al suo – raccoglie i ritratti del nostro Paese di Lucarelli, Parrella, Colaprico, Wu Ming e Vinci; sei storie italiane che lasciano intravedere una scomoda realtà, fatta di questioni irrisolte ma anche di bagliori di speranza. La raccolta si apre proprio con il racconto di Saviano Il contrario della morte, che parla dell’incontro tra un reduce del conflitto in Afghanistan e la vedova di un suo giovane commilitone rimasto ucciso. Anche Maria è molto giovane, troppo per essere vedova… Un racconto che parla di Afghanistan, dove è di oggi la drammatica notizia dei due militari italiani morti a Herat. Arriva a duecento il numero dei soldati del contingente Nato uccisi in Afghanistan dall’inizio di quest’anno. Nel 2009 furono 520 i militari morti nel Paese, dove entro agosto dovrebbero arrivare nuove truppe americane per arrivare a un contingente di 150 mila unità. Il ritiro delle forze Nato dal Paese dovrebbe cominciare nel corso del 2011. http://www.youtube.com/watch?v=zz-E3W30mcs&feature=player_embedded#!

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