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Oggi, 24 aprile, Giornata mondiale per il ricordo del Genocidio Armeno

di Marina Gersony il 24 aprile 2010

Armenians being deported
Il 24 aprile è il giorno della Memoria del genocidio armeno. Nel lontano 1915 ebbe inizio lo sterminio degli armeni perpetrato dai Giovani Turchi. Intellettuali, banchieri, grandi artisti, preti e perfino delegati al Parlamento furono prelevati di notte dalle loro case e deportati verso l’interno dell’Anatolia e massacrati lungo il tragitto. Era la notte tra il 23 e iL 24 aprile 1915 ed erano i primi arresti tra l’élite armena di Costantinopoli. L’operazione proseguì nei giorni seguenti. Nelle marce della morte, che coinvolsero 1.200.000 persone, centinaia di migliaia morirono di fame, malattia o sfinimento. Altre centinaia di migliaia furono massacrate dalla milizia curda e dall’esercito turco. In quella tagedia, prima del genere nel Ventesimo secolo, trovarono la morte in totale un milione e mezzo di cristiani armeni. Le fotografie di Armin T. Wegener sono la testimonianza di quei fatti.

Un film dal titolo  Ararat – Il monte dell’Arca rievoca la triste pagina di storia. In ogni città, paese o villaggio gli armeni celebrano il giorno della Memoria con una Messa. Anche in Italia molte le iniziative. Vedi Speciale 24 Aprile 2010 (www.comunitaarmena.it).

Sul tema ripropongo un paio di articoli che avevo scritto per “Il Giornale”: in particolare sul mio amico Pietro Kuciukian, chirurgo italiano di origine armena da sempre impegnato a favore del popolo armeno, della sua identità e soprattutto della verità storica http://www.ilgiornale.it/cultura/pietro_kuciukian viaggio confiniproprieradici/23-04-2007/articolo-id=172911-page=0-comments=1. Qui di seguito un altro mio articolo  (sempre “Il Giornale”, 23 gennaio, 2006). Sotto Pietro Kuciukian, aprile 2010, Giardino dei Giusti di Milano. ©Photo Gersony

La storia di Pietro Kuciukian, medico chirurgo, parte da molto lontano. Nato ad Arco (Trento), è figlio di un’italiana e di un armeno, venuto in Italia da Istanbul nel 1915, durante il genocidio degli armeni perpetrato dal governo dei Giovani Turchi. A Milano è approdato per caso: voleva diventare medico dentista, cercava una capitale europea per realizzare il suo sogno e la scelta cadde sul capoluogo lombardo, dove si laureò e aprì uno studio dentistico: «Sono qui dal 1964 e da allora non me ne sono più andato – racconta -.  Di Milano apprezzo che si punti subito al sodo, senza troppi preamboli». Mi riceve nel suo studio, dove ogni angolo parla di lui e del suo lavoro: alla parete una vignetta che lo ritrae mentre aggiusta una moto (scopriremo in seguito che ha progettato una Swm che ha vinto il campionato del mondo nel 1981 con un pilota francese) e una serie di manifesti che rievocano l’Armenia. Questa terra è infatti uno degli interessi maggiori di questo dottore eclettico che, dopo il terremoto del 1988, si è recato  nelle zone sinistrate per aiutare i suoi connazionali e dove ha lavorato all’installazione di un ambulatorio medico a Spitak e di due scuole a Stepanavan; un intellettuale oltre che un medico instancabile che ha trovato il tempo di tradurre e scrivere libri eccellenti (spesso sulla questione armena) e collaborare con diversi giornali. Oggi si occupa, tra l’altro, delle relazioni Italia-Armenia per conto dell’Ambasciata della Repubblica di Armenia a Roma.

Kuciukian mi racconta di come le relazioni tra l’Italia e gli armeni risalgano ai tempi di Nerone e di come la stessa Milano porti i segni di quest’intesa: dal primo notabile armeno che si ricordi, Xoga Safar, che su mandato dello scià di Persia venne a Milano nei primi anni del 1600 per rifornirsi di armi a un’iscrizione del 280 d.C. sulle colonne di San Lorenzo. Ma anche il khachkar, in Piazza Sant’Ambrogio, la croce di pietra intagliata nel tufo a memoria del genocidio e una lapide sul Monte Stella che ricorda Dzidzernagapert, la «Collina delle rondini» di Yerevan, e lo stesso Pietro Kuciukian, co-fondatore insieme a Gabriele Nissim del Comitato della Foresta dei Giusti.  «Gli armeni di Milano si sono battuti per anni per il riconoscimento del genocidio – spiega -, sono riusciti a farlo riconoscere nel 1977 dal Comune di Milano, grazie all’interessamento dell’allora presidente del Consiglio comunale, De Carolis». (Nel 2000 il genocidio è stato riconosciuto anche dall’Italia grazie soprattutto all’onorevole Giancarlo Pagliarini, ndr).

Ed è profonda la gratitudine di Kuciukian nei confronti di una Milano che da sempre ha saputo accogliere a braccia aperte questa comunità dinamica e benestante:  armeni «milanesizzati» (800 residenti, hinterland incluso, su un totale di circa 2.000 sparsi sul territorio italiano), che amano incontrasi in piazza Velasca 4, sede della Casa Armena; oppure nella Chiesa Apostolica Armena in via Jommelli, di fronte al noto negozio-laboratorio fondato da Stefano Serapian. «Molti si sono assimilati agli italiani, a volte hanno cambiato nome, ma quasi sempre hanno mantenuto il legame con le loro origini», conclude. Un’integrazione talmente riuscita che, secondo recenti studi, almeno 50mila italiani possono vantarsi di discendere o di avere qualche legame con il nobile popolo dell’Ararat.

E ORA VI CONSIGLIO ALCUNI LIBRI DA LEGGERE SUL TEMA:

Il Genocidio armeno, il Medz Yeghern, ovvero  “Il Grande Male” è stato raccontato in molti saggi e romanzi, tra cui vi segnalo: Lo stato criminale di Yves Ternon; La masseria delle allodole di Atonia Arslan; le testimonianze fotografiche di Armin Wegner; Breve storia del genocidio armeno di Claude Mutafian e Metz Yeghérn; I quaranta giorni del Mussa Dagh (bellissimo) di Franz Werfel;  Diario di un viaggio in Armenia di Alice Tachdjian Polgrossi e molti libri di Pietro Kuciukian: Le terre di Nairi, viaggio in Armenia, Guerini, Milano 1994 (leggi la recensione);  Viaggio tra i cristiani d’oriente, Guerini, Milano 1997; Dispersi, viaggio fra le comunità armene nel mondo, Guerini, Milano 1998 (leggi la recensione); Voci nel deserto. Giusti e testimoni per gli armeni, Guerini, Milano 2000 (leggi la recensione); Il Giardino di tenebra. Viaggio nel Nagorno Karabgh, Guerini, Milano 2003 (leggi la recensione); La terza Armenia. Viaggio nel Caucaso post-sovietico, Guerini, Milano 2007 (leggi la recensione)

E INFINE PER NON DIMENTICARE

Io ricordo e tu?

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«Il governo turco si è reso colpevole di un massacro la cui atrocità eguaglia e supera qualsiasi altro che la storia abbia mai registrato«».

(Georges Clémenceau, Primo Ministro di Francia)

«Non è un segreto che il piano previsto consisteva  nel distruggere la razza armena in quanto razza» (Leslee D«avis, Console USA, 24 luglio 1915)

«Credo che la storia della razza umana non comprenda un episodio terrificante come questo. Il grande massacro e le persecuzioni del passato sembrano insignificanti se comparate a quella della razza armena nel 1915».  (Henry Morghentau, Amb.USA in Turchia)

«Durante la Prima Guerra Mondiale i massacri perpetrati dalla Turchia costituiscono crimini  riconosciuti dall’ONU come genocidio. La Turchia è obbligata  a riconoscere  tale genocidio e le sue conseguenze». (Parlamento Europeo, 1987)

Lanciata la Campagna di sensibilizzazione

“Una tragedia che non ha parole”

Dal 19.04.2010 e fino all’8 maggio su tutti i mezzi pubblici della Capitale (Autobus e Metro) muniti di video schermo sarà trasmesso, in formato spot, la campagna di sensibilizzazione: UNA TRAGEDIA CHE NON HA PAROLE. La campagna lanciata nel 2007 dal Consiglio per la comunità armena di Roma comprende 900 Autobus con  1.800 schermi e 45 Treni Metro Linea A e Roma Lido con 1.980 schermi e avrà la durata di 10 -15 secondi a ciclo ripetuto ogni cinque minuti. Una campagna unica nel suo genere viene riproposta in occasione del 95° anniversario del genocidio armeno del 1915. Il manifesto reca la dicitura “95° anniversario – Genocidio Armeno – 24 Aprile 2010 – UNA TRAGEDIA CHE NON HA PAROLE”. Sullo sfondo un primo piano di un uomo con la bocca cucita e gli occhi chiusi: un chiaro riferimento al silenzio che per lunghi anni ha caratterizzato l’immane tragedia che subì il popolo armeno agli albori del XX secolo e che la sottocommissione dei diritti umani delle Nazioni Uniti aveva definito nel 1973 «il primo genocidio del XX secolo».

Anche la comunità italiana si troverà a commemorare il 95° anniversario del genocidio armeno che da qualche anno a questa parte è entrato a far parte del bagaglio di conoscenze di un sempre più vasto pubblico. Il Parlamento italiano nel novembre del 2000 approvò all’unanimità una risoluzione che riconosceva e condannava tale genocidio. Anche grazie a tale pronunciamento l’opinione pubblica italiana è stata sensibilizzata ampiamente su questo argomento dagli articoli apparsi su giornali e riviste di ogni tendenza, e da una bibliografia che si arricchisce quotidianamente.

In memoria del milione  e mezzo di vittime del Medz Yeghern (il Grande Male)

Sabato 24 aprile alle ore 18,45 in Roma salita s. Nicola da Tolentino (nello slargo antistante la chiesa armena) si svolgerà un ATTO UFFICIALE PUBBLICO DI COMMEMORAZIONE alla presenza di Sua Beatitudine Bedros XIX Tarmuni, Patriarca degli armeni cattolici di Cilicia, in rappresentanza del Sindaco di Roma Gianni Alemanno,  On. Federico Rocca, del Presidente dell’Associazione BeneRwanda Francoise Kankindi,dei rappresentanti dell’Associazione Nazionale Ex Deportati (Roma) e dell’Associazione Nazionale Perseguitati Politici (Lazio) dei rappresentanti della comunità armena romana e con l’adesione dell’associazione Reporter senza Frontiere della Fondazione CDEC – Centro di Cultura Ebraica Roma- Progetto Memoria e della Comunità Ebraica di Roma. Tutto sul sito www.comunitaarmena.it

PHOTO CREDITS: Creative Commons License photo credit: onewmphoto ; Creative Commons License photo credit: 517design, Creative Commons License photo credit: narek781


{ 1 commento… leggilo qui sotto oppure aggiungine uno }

Roaano Oeyangen aprile 25, 2010 alle 07:48

It’s not enough to be sorry!

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