Bene bene, oggi è l’8 marzo ed è un giorno che logica vuole andrebbe festeggiato. Io però non mi sento nello spirito. Diciamo che sono oltre. Sono soddisfatta di essere nata donna, grata al destino di avermi fatto nascere in Occidente e non in Afghanistan, e in questo momento storico non vorrei essere un uomo. Diciamo che sto benone nella mia pelle. Malgré tout. Non nego di aver subito nel corso della mia esistenza le tipiche angherie da parte dei maschi, sul lavoro e nella vita privata. Ma è roba passata, avrò le mie colpe anch’io, e poi non mi va di rivangare. Certo, ammetto di esserci rimasta male in alcune occasioni, come quella volta che un direttore di giornale – (nella mia vita professionale ne ho avuti circa una quindicina, tutti uomini tranne una) – mi ha fatta fuori non appena insediato. Avete in mente la processione sommessa dei dipendenti del gruppo Lehman che trascinavano gli scatoloni con tanto di effetti personali? Ecco, la mia è stata una vicenda simile ma ancora più crudele perché mi è stata inflitta da quello che io considero un Maestro del Nulla. Il mio guaio, ai suoi occhi, era che io fossi femmina, sopra i venti, pensante, e di occuparmi di realtà da lui considerate marginali (politica estera, immigrati, ebrei, buddhisti, islamici, libri e cultura in generale, cose di cui continuo a scrivere anche su questo mio umile blog).Sono passati a onor di cronaca i suoi proclami di indimenticabile spessore: «Il nostro sarà un giornale all’insegna della Gnocca, gnocca, gnocca». Il direttore raffinato, una volta impossessato del tronetto, mi ha fatto sapere tramite un paio di incolpevoli redattori di punto in bianco e di prima mattina: «Quella lì la voglio fuori dalle palle, con i suoi immigrati e i suoi ebrei di m…». Dopodiché ne ha sbattuti fuori altri sette o otto tipo me (per lo più femmine) con lo stesso sistema e si è affrettato a colmare i buchi piazzando parenti, amici e serpenti. In gergo si chiama «Ristrutturazione dell’azienda». I miei colleghi maschi saliti di grado – per intenderci quelli che fino a quel momento mi avevano guardata con rispetto - si sono messi a fare clap clap al nuovo arrivato senza degnarmi più di mezzo sguardo. Ah! c’est de ta douleur! Le ragazze sono state lievemente più solidali (senza esagerare) e almeno hanno mantenuta la forma, cosa tutto sommato apprezzabile in questi tempi infausti.
Ebbene cari amici, ammetto di aver un po’ pianto ma di nascosto (sono un tipo orgoglioso), l’ho stramaledetto ma non troppo perché ho sempre saputo che le maledizioni tornano indietro (gli ho augurato soltanto un soggiorno senza ritorno in un Cpt a Lampedusa), e ho recitato fra me e me il mantra balsamico: tout casse, tout passe, tout lasse. Et tout se remplace. E così è stato. Dopo aver fatto crollare le vendite del noto quotidiano, lo Gnomo della Gnocca è stato remplacato…
Ieri l’amica Lia Folcia ha ricordato su questo blog un messaggio di quel Sant’uomo che è il Dalai Lama: «La prossima sarà l’era della donna! Lasciamo che i valori femminili sboccino nella nostra società affinché cambino la mentalità delle persone. È indispensabile per costruire una pace duratura e per il futuro dell’umanità. L’altruismo delle donne che ricercano l’armonia con il prossimo e considerano la felicità degli altri come parte integrante della propria, è la via per la trasformazione pacifica delle civiltà umane e il raggiungimento di forme di spiritualità più libere». Sempre che le donne in questione non siano delle «iene» (giuro, non l’ho detto io, l’ho solo pensato) alla Anna Wintour & Company, ndr…






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La prossima sarà l’era della donna solo se ne saremo perfettamente consapevoli di noi stesse, se smetteremo di recriminare per passare all’azione, se impareremo a fare lobby veramente (quante donne gioiscono per il successo di una donna? quante rosicano d’invidia se una è più ricca/magra/affermata?).