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Gli ebrei nel campo di Fossoli

di Marina Gersony il 26 marzo 2010

Lonely Fly

Erano 2.844 gli ebrei in transito nel campo di concentramento di Fossoli. Dopo essere stati perseguitati, braccati e stanati, sono stati infine arrestati per ordine di un iniquo governo che per loro aveva già pianificato il futuro: la Soluzione finale. Allestito dagli italiani nel 1942 come campo per prigionieri di guerra, fu ampliato dalla Repubblica Sociale Italiana (RSI) e utilizzato come campo di concentramento nazionale per tutti gli ebrei d’Italia. Vi si sovrapposero gli occupanti  tedeschi che lo ridenominarono Polizei und Durchgangslager – Campo di polizia e di Transito – utilizzandolo per la deportazione degli ebrei e di oppositori politici nei lager nazisti. Era un campo ben organizzato e poco distante dallo snodo ferroviario di Verona, che si estendeva su una vasta area agricola vicino a Carpi.

Erano i mesi tra il dicembre del 1943 e l’agosto del 1944. Da Fossoli transitò anche il giovane Primo Levi. Catturato dalla Milizia fascista in quanto politico ma riconosciuto come ebreo, più tardi scriverà con parole colme di angoscia il momento del suo arrivo ad Auschwitz: «L’alba mi colse come un tradimento …».

Ed è proprio il grido di Primo Levi ad ispirare il titolo dell’ultimo libro di Liliana Picciotto  (L’alba ci colse come un tradimento. Gli ebrei nel campo di Fossoli 1943-1944, Mondadori. Prefazione di Giorgio Napolitano): un libro dove per la prima volta si fa una ricerca scientifica su quel campo da dove sono passati circa un quarto degli ebrei arrestati e deportati dall’Italia. Studiosa del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) e autrice di numerose e importanti opere sulle vicende degli ebrei in Italia (pensiamo soltanto al Libro della Memoria, un lavoro monumentale che rappresenta la concreta materializzazione di ciò che la Shoah è stata in Italia), la storica ci parla di questo sua ultimo saggio, fondamentale per la storia del nostro Paese e della persecuzione antiebraica. Uno studio che dovrebbe essere nella biblioteca di ogni scuola e di ogni casa.
Come mai ha deciso di scrivere questo libro? «Mi sono accorta che mancava una ricerca specifica su questo tema. Pochi luoghi in Italia sono stati al centro della Shoah come Fossoli di Carpi. Questa semplice verità non era nota a tutti per la mancanza di documentazione e di dati precisi».

Cosa ha scoperto di nuovo?

«Dalla ricerca è emerso che Fossoli non fu un solo e unico campo, bensì un insieme di campi attivi sullo stesso territorio che si avvicendarono o convissero: da quello per i prigionieri di guerra amministrato dalle autorità militari a quello per i detenuti politici da deportare, da luogo di passaggio per i rastrellati da avviare al lavoro a quello per internati civili. La Fondazione di Fossoli (vedi box, ndr) sta svolgendo un lavoro capillare e approfondito per far luce su queste molteplici realtà, affidando a diversi storici dei progetti di ricerca specifici. Per   ora ci siamo concentrati sul campo come luogo di persecuzione degli ebrei d’Italia escogitato dai governanti della RSI, cui si sovrapposero gli occupanti nazisti con la loro struttura poliziesca e amministrativa».

Una perfetta collaborazione tra italiani e tedeschi quindi.

«Tutto iniziò quando il Governo di Salò decise di emanare una legge autonoma italiana per la ricerca e l’arresto di tutti gli ebrei del territorio in un apposito “Campo di concentramento Nazionale per gli ebrei”. Nella stessa legge del 30 novembre del 1943, emanata dal Capo della Polizia Tamburini, era incluso l’ordine per la confisca dei beni in attesa del sequestro definitivo. Da quel momento i commissariati di Pubblica Sicurezza e le tenenze dei carabinieri in tutte le province si scatenarono negli arresti. Iniziarono le retate tristemente note, casa per casa, senza risparmiare nessuno. Prendevano qualunque ebreo capitasse loro a tiro, donne, uomini, anziani e bambini e li portavano a Fossoli. Una pagina nera della nostra Storia».

L’ intervista integrale si può leggere su “East” in edicola oppure è scaricabile su http://www.eastonline.it/index.php?option=com_content&view=article&id=313%3Apicciotto-quegli-…ebrei-nel-campo-di-fossoli&catid=71%3Aeast-28…-iran-agonia-di-una-dittatura&Itemid=63&lang=it

Liliana Picciotto (Il Cairo, 1947) è una storica italiana, specializzata nello studio della storia degli Ebrei in Italia nel periodo fascista e della Repubblica di Salò. Laureata in Scienze Politiche, dal 1969 lavora presso il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) di Milano di cui è la direttrice dell’archivio storico. La sua opera più importante è la ricerca sulla deportazione degli ebrei dall’Italia sfociata, nel 1991, nella pubblicazione del volume Il libro della memoria – Gli ebrei deportati dall’Italia, contenente l’elenco e quasi esaustivo degli ebrei deportati dall’Italia ai campi di sterminio. Questa ricerca, in continua evoluzione, ha ricevuto premi internazionali e riconoscimenti in molti paesi Europei e Americani, nonché nello stato di Israele. È autrice, insieme a Marcello Pezzetti, del film documentario Memoria, per la regia di Ruggero Gabbai, contenente le interviste ai superstiti Italiani della Shoah. Il documentario è stato selezionato ai Festival del Cinema di Berlino, Norimberga e Gerusalemme del 1997. Sempre con Pezzetti, ha realizzato l’opera multimediale Destinazione Auschwitz (2000, 2001, 2002), una vera e propria enciclopedia multimediale in cd rom sulla storia della Shoah, contenente migliaia di ricostruzioni multimediali, fotografiche, e filmate della Shoah e della storia del campo di sterminio di Auschwitz. È stata anche consulente storica per alcuni film sulla Shoah, tra i quali Jona che visse nella balena di Roberto Faenza del 1993, e il documentario di Rai 3 Per ignota destinazioneGiusti tra le nazioni che nella Repubblica di Salò salvarono gli ebrei dallo sterminio. Nel 2006 i risultati della ricerca, non ancora conclusasi, sono stati pubblicati, per la Arnoldo Mondadori Editore, all’interno del volume I giusti d’Italia – I non ebrei che salvarono gli ebrei. (Fonte: Wikipedia)Creative Commons License photo credit: pepe50

La Fondazione ex campo Fossoli (http://www.fondazionefossoli.org) è stata costituita nel gennaio 1996 dal Comune di Carpi e dall’Associazione Amici del Museo Monumento al Deportato. Gli obiettivi della Fondazione, che non ha scopo di lucro, sono la diffusione della memoria storica mediante la conservazione, il recupero e la valorizzazione dell’ex campo di concentramento di Fossoli; la promozione della ricerca storico-documentaria sul Campo di Fossoli nelle sue diverse fasi di occupazione; la progettazione e l’attivazione di iniziative a carattere divulgativo, didattico e scientifico, rivolte in particolare alle scuole e ai giovani, negli ambiti di competenza propri della Fondazione, nonché dei diritti umani e dell’educazione interculturale. La Fondazione svolge attività di raccolta di documenti e testimonianze, di ricerca storica sul Campo di Fossoli e promuove attività didattiche e culturali sui temi di carattere storico. Dal 2001 si occupa direttamente della gestione dell’ex campo di concentramento di Fossoli e del Museo Monumento al Deportato Politico e Razziale. La Fondazione è guidata da un Consiglio di Amministrazione presieduto da Lorenzo Bertucelli. Direttore della Fondazione è Marzia Luppi.  Il Comitato scientifico è composto da Lutz Klinkhammer (Presidente), Luciano Casali, Andrea Canevaro, Alberto De Bernardi, Antonio Parisella, Liliana Picciotto, Nicola Tranfaglia.


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