On FacebookRSS feed by EmailEmail Me

Immigrazione: furbi, razzisti, inesistenti, pavidi, buonisti. E Fini…

di Marina Gersony il 27 febbraio 2010

Fini-stronzoSull’immigrazione Gianfranco Fini si sta muovendo con pragmatismo. Si è appropriato dei topics che per Dna dovrebbero appartenere a una sinistra illuminata che illuminata in questo momento non è visto come si sta (non) comportando. Non intendo inoltrarmi su quanto ci sia di generosità effettiva e quanto di calcolo politico nelle dichiarazioni del Presidente della Camera. E francamente, come diceva Red Butler in Via col vento,  me ne infischio. Il punto è che le sue prese di posizione in materia di immigrazione sono di lunga più ragionevoli, moderne e coraggiose rispetto a quelle inesistenti, buoniste o pavide di molti suoi avversari politici per non parlare di quelle razziste e discriminatorie di altrettanti suoi alleati-parenti-serpenti (Lega docet). Gianfranco è insomma molto più up to date e internazionale rispetto a lorsignori campanilisti e provinciali. Basta ascoltare alcune delle sue dichiarazioni sulla partecipazione al voto amministrativo «in quanto è una forma di integrazione ma anche al diritto di diventare  cittadini italiani di uno straniero che non può essere negato a priori (…), verificandone in primo luogo la conoscenza della lingua e dei nostri diritti civili». Non ultimo in questi giorni l’ex leader di An ha riconosciuto che «il contributo dei lavoratori immigrati è indispensabile per pagare le pensioni dei nostri vecchi» (By the way, sul contributo degli immigrati alle casse dell’Inps ne ho parlato ampiamente nel mio libro Ci siamo).  «E – prosegue GF -, oggi la flessibilità è diventata sfruttamento legalizzato. Flessibilità non è ti pago poco e ti mando via quando voglio. Siamo passati da un eccesso all’altro, prima c’era il totem del lavoro a tempo indeterminato, ora rischiamo di fermarci dall’altra parte del pendolo. Abbiamo perso anni e versato lacrime per rompere la rigidità del mercato del lavoro, non vorrei ora che perdessimo anni per capire che precarietà non significa necessariamente essere sottopagati». (Leggi dichiarazioni su: http://www.tgcom.mediaset.it/politica/articoli/articolo475120.shtml).

A parte il fatto che la precarietà sul lavoro è un tema che riguarda anche molti italiani, ritengo ancora una volta che la forza del lavoro degli immigrati nel nostro Paese vada tutelata, valorizzata e sostenuta. Così come i crimini e la delinqunza esigono politiche adeguate, in relazione agli stranieri e agli italiani. E infine è utile necessario dare un significato allo sciopero degli immigrati annunciato per il primo marzo… Un segnale da non prendere sottogamba. Creative Commons License photo credit: OxyBlue/Tooby



Italiano flagInglese flagFrancese flagSpagnolo flag
  • Inserisci la tua email per ricevere gli aggiornamenti:

  • Parole / Tags

  • Notizie