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La macchia della razza

di Marina Gersony il 12 gennaio 2010

1488876811_3f5f6d0387«Ci siamo arresi, ci siamo convinti che nulla ormai può cambiare, che siamo impotenti davanti ai fatti che accadono. Non solo, ci appaiono inevitabili, ci sembrano sempre meno gravi, fino a sembrare normali. Normale che a te, Dragan, venga chiesto di intingere il tuo ditino nell’inchiostro, segnando la tua vita in questo paese. Una macchia che non è solo quella sul tuo dito, è sul tuo volto, sulla tua anima. È la macchia della razza».

macchiarazzagrandeLe notizie di questi giorni ci hanno raccontato di scontri fra lavoratori di colore e abitanti di Rosarno. Di quote del 30% di extracomunitari del ministro Gelmini. Di insulti razzisti delle tifoserie a Mario Balotelli. L’immigrazione – clandestina e non – è un tema sempre più caldo che esige politiche adeguate. In breve, umane, razionali e lungimiranti in sinergia con le politiche europee. Marco Aime, torinese, insegna Antropologia Culturale presso l’Università di Genova. Il suo libro La macchia della razza. Lettera alle vittime della paura e dell’intolleranza (Ponte alle Grazie. Pagg 96. € 8.00), è un pamphlet di grande attualità uscito lo scorso maggio che propone con gli strumenti dell’antropologo e l’esperienza dello studioso un punto di vista per descrivere e capire i nuovi razzismi.

IL LIBRO

Dragan è un bambino. Un bambino rom. Bisogna schedarlo, prendergli le impronte. Come a tutti gli stranieri che invadono il nostro paese e le nostre città. Il razzismo non c’entra. È che bisogna tenerli sotto controllo, rispedirli a casa prima che ci infastidiscano ai semafori, rubino nelle nostre case, stuprino le nostre donne. Perché la nuova parola d’ordine dei nostri politici, da destra a sinistra, è “sicurezza”. Non c’è quotidiano o telegiornale che non tenga a specificare la nazionalità o l’etnia del criminale di turno – rumeno, albanese, marocchino – quando invece andrebbero ricordate le vittime più recenti dell’immigrazione clandestina e del razzismo strisciante nel nostro paese. Eppure noi italiani, “brava gente”, qualche decennio fa eravamo proprio come “quelli lì”, guardati con sospetto, maltrattati, offesi, quando cercavamo lavoro e fortuna all’estero. La storia non ci ha insegnato proprio nulla, sembra dirci Marco Aime, e allora certe cose bisogna ripeterle, e ripeterle ancora, perché la macchia della razza scolori, per poi un giorno sparire per sempre.

Tra gli ultimi libri pubblicati di Marco Aime: Eccessi di culture (Einaudi, 2004); L’incontro mancato (Bollati Boringhieri, 2005); Il primo libro di antropologia (Einaudi 2008); Timbuctu (Einaudi, 2008). Da Ponte alle Grazie ha pubblicato Sensi di viaggio (2005) e Il lato selvatico del tempo (2008).

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