Il nodo di Pio XII resta
di Marina Gersony il 18 gennaio 2010

Clima formalmente positivo dopo la visita di ieri di Benedetto XVI in Sinagoga. Volti partecipi e commossi per il «bel discorso» del Pontefice che ha espresso la volontà di un dialogo tra ebrei e cristiani ancora più vero e profondo. Di fatto il nodo di Pio XII resta. Il silenzio di Papa Pacelli di fronte alla persecuzione nazista degli ebrei continua a pesare come un macigno. Penso che l’apertura degli Archivi vaticani sia a questo punto fondamentale per rasserenare gli animi su una questione così controversa, dolorosa e delicata. E anche per rispetto nei confronti di coloro – come il Presidente dell’Assemblea rabbinica italiana, Giuseppe Laras – che hanno disertato la visita del Papa proprio in polemica per la decisione di fare avanzare il processo di beatificazione di Pio XII. Una posizione, quella di Laras, condivisa da molta stampa straniera che non ha usato giri di parole. Per Haaretz «Il Papa difende il Vaticano dell’era nazista». Duro anche il Wall Street Journal per i commenti di Benedetto XVI che «rischiano di esacerbare le tensioni». Mentre Le Figaro sottolinea la volontà di dialogo del Pontefice, Toaff lancia il suo appello: «La porta del dialogo resti sempre aperta» (VIDEO).


Segnalo infine una nota sul fondamentalismo islamico, verso il quale ha espresso preoccupazione Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica romana. «Uomini e donne animati dall’odio e guidati e finanziati da organizzazioni terroristiche cercano il nostro annientamento non solo culturale ma anche fisico. Questo fanatismo religioso è sostenuto anche da Stati sovrani. Tra questi Stati ci sono coloro che sviluppano la tecnologia nucleare a scopi militari programmando la distruzione dello Stato d’Israele e il conseguente sterminio degli ebrei, con l’intento ultimo di ricattare il mondo libero. Per questo dobbiamo solidarizzare con le forze che nell’Isam interpretano il Corano come fonte di solidarietà e fraternità umana, nel rispetto della sacralità della vita». Un invito alla responsabilità di pace che riguarda tutti.
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